17 Giu 9:40
Katluna
 |
[[*Domus della Tempesta: Cascata di
cristallo*]]
{Figura di Sembianze umane, ammantata di
nero, giunge in bacheca, dove la pallida mancina affigge una pergamena,
vergata in fretta anche se le parole sono ben leggibili per chiunque si
ferma a leggere}
Quest’oggi, mi sono recata nella Stanza degli Specchi della Domus in cerca
di qualcuno che mi potesse illustrare alcune delle mie perplessità sui fatti
accaduti ultimamente.
Mentre vagavo per i corridoi della Dimora, tentando di raggiungere la sala
degli Specchi, mi sono sentita chiamare, mi sono voltata ma nessuno era
presente nel corridoio.
Ero a pochi passi dalla porta da me scelta e così piano mi sono avvicinata,
l’ho aperta, ed i cardini hanno scricchiolato fastidiosamente. Il corridoio
era talmente silenzioso che ho udito anche lo scatto secco della maniglia
d’ottone. La stanza era vuota ed era strano che non ci fosse nessuno. Mi
sono affrettata a richiudere la porta alle mie spalle ed ho notato una
strana confusione intorno a me, come se qualcuno si fosse messo a frugare
tra le varie carte. Tutto era in silenzio, solo io producevo rumore con i
fogli che mi accingevo a rimettere a posto. Ad un tratto di nuovo quella
voce. “Katluna…” continuava a chiamarmi. Ho alzato il capo osservando
la sala vuota e ho poggiato i fogli sulla scrivania. Sono rimasta per
qualche attimo incerta, e con uno strano impulso ho domandato chi ci fosse
nella stanza. Ma nessuna risposta. Piano mi sono avvicinata alla finestra
che affacciava al giardino, ma nessuno vi era neanche li. Accanto alla
finestra dove mi sono accostata ad osservare ve n’era un`altra aperta. I
tendaggi scuri, volavano producendo un fruscio irritante, per certi aspetti,
provocati da un vento freddo. Svelta mi sono affrettata a richiudere la
finestra spalancata così lasciando anche cessare il fruscio delle tende, che
piano sono ritornate al loro posto. Sono rimasta per qualche istante a
pensare come fosse possibile che con quella giornata vi fosse un vento così
freddo. Ho scosso il capo non capendo e mi sono di nuovo avvicinata alla
scrivania dove vi erano le carte da sistemare. Mi sono seduta a leggere
alcuni resoconti e poi ad un tratto di nuovo quella voce che mi chiamava
fino a diventare una grossa e sonora risata. Risata che prima a fatto
spalancare le finestre, alzando di nuovo il vento freddo nella stanza. Ho
visto tutto danzare intorno a me. Fogli, oggetti, mi sono alzata continuando
a chiedere che cosa voleva da me… da noi! Ma la risata si faceva sempre più
grande fino a che poi uno scoppio ha provocato la rottura dei vetri delle
finestre e degli specchi della sala. Istintivamente ho portato le braccia al
viso, ed alcuni pezzi di vetro mi hanno ferito le braccia. Dolorosi, quei
tagli.
Mi sono accasciata sulla poltrona e con la protezione delle mie braccia ho
cercato di intravedere cosa stesse succedendo. Tutto era diventato come
Caos, i vetri degli specchi erano completamente rotti così come quelli delle
finestre, simili ad una cascata di cristallo. I tendaggi anche quelli
distrutti. Le carte sul tavolo volteggiavano in aria senza freno, portati
via da quel vento violento. La voce rideva quasi maligna, divertita da quel
suo gioco su di me. Le ferite m’incominciavano a bruciare come marchi di
fuoco sulla mia pelle fatata. Alcuni istanti ancora, per poi sentire quel
vento ricadere violentemente su di me. Ho abbassato completamente il capo
sulla scrivania, poi… silenzio! Soltanto un lieve tocco alla porta, come se
qualcuno stesse bussando. Piano ho rialzato il capo, e mi sono soffermata
sulla sala.
Regnava la pace… non vi erano né specchi rotti, né i cocci di vetro delle
finestre. I tendaggi erano interi e non strappati, e le carte erano in fila
sul tavolo, pronte per essere lette. Non credevo ai miei occhi, nulla era
stato più tranquillo di così. Stavo cercando d’autoconvincermi che fosse
stato solo frutto della mia immaginazione. Con un gesto repentino ho
abbassato automaticamente le braccia sulla scrivania, ma a quel movimento un
dolore lancinante mi ha preso, ed ho notato che avevo ancora le ferite.
Sbigottita, mi sono alzata di scatto così da far quasi cadere la poltroncina
alle mie spalle. Alcuni rumori poi hanno attirato la mia attenzione alla
porta. Delle fate mi stavano osservando incuriosite, forse non capivano il
perché di quelle ferite, o del mio comportamento. Trjsha, Shemaine
e la piccola Fancy, rimanevano in silenzio. Mi hanno domandato cosa
mi fosse successo ed io mi sono osservata le braccia rimanendo perplessa da
quei tagli, provocati dal vetro delle finestre. Ho scosso il capo incerta su
quello che veramente era accaduto. Poi senza nulla dire, mi sono avvicinata
alla porta e sono andata via. Loro mi hanno seguito, poiché gli ho intimato
di non rimanere in quella stanza perché poteva essere pericoloso per loro.
Non riesco a comprendere davvero cosa sia successo. Non è la mia
immaginazione, poiché le ferite sulle mie bianche braccia, mi hanno temprato
e mi hanno fatto capire che quello che ho vissuto non era un sogno. Ho paura
per le altre sorelle, spero che questo sia soltanto uno degli ultimi
episodi. Non voglio che altri si facciano male.
Katluna Von Wilemm Neminias
[[**]]
|
|
|