16 Giu 13:44
Daelril
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[[* Domus Della Tempesta: Nube Ronzante
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Strani fatti accadono la dove la tempesta ha
dimora, manifestazioni ed eventi incontrollabili che trascendono ogni
possibile spiegazione. E dunque non sono spiegazioni quelle che cerco, non
nutro l’illusione che possiate darmele voi, cittadini, ma mi accontenterò
che il mio racconto risvegli la paura, affinché possa salvarvi da tutto ciò.
I miei doveri spesso mi portano ad attardarmi anche oltre le ore che
appartengono alle tenebre, e così è stato anche quest’oggi. Nel mio studio,
nella Domus della Tempesta, potevo distintamente cogliere i primi raggi
dell’aurora, il che mi indusse a ringraziare il cielo per avermi liberato
dalla schiavitù del lume di candela. Il sole mi avrebbe accompagnato durante
l’ultima fase del mio estenuante lavoro, per poi permettermi di riposare le
membra provate.
Ma ciò che vidi mi tolse il sonno, e tuttora non sono sicuro di averlo
recuperato appieno. Veloce la piuma d’oca transitava dal calamaio alla
carta, dilaniando la candida superficie di quest’ultima con neri solchi
aggraziati, sicura nella mia mano come quella che reggo in questo momento.
Eppure vi giuro, che provo repulsione ancora adesso, temendo che ciò che
vidi possa ripetersi in questo stesso istante.
Meccanicamente portai la piuma a dissetarsi nuovamente d’inchiostro, quando
sentii questa scivolarmi di mano, ungermi le dita e cadere nel calamaio con
un sordo tonfo. Ignaro, portai il mio sguardo in direzione dell’arcano in
cerca di una soluzione, e lì vidi che più non v’era una bianca e morbida
piuma, ma un nero verme che si contorceva dinanzi i miei occhi, in cerca di
un’uscita dalla gabbia di vetro che l’accoglieva.
Lo sgomento fu tale che lasciai andare il calamaio, e il verme, finalmente
libero, trovo alfine pace alle sue sofferenze, sotto il tacco del mio
stivale…ma non mi fu concesso il tempo d’avvedermi della mia azione, che
subito la mia attenzione fu catturata da un sinistro rumore mai udito prima.
D’un tratto, una nube comincio a materializzarsi dalle finestre, dal
caminetto, dalle pareti, una coltre così densa da oscurare il sole, unico
rumore un assordante ronzio. Non potei oppormi, ne fui investito in pieno, e
così m’avvedi che la coltre altro non era se non insetti: mosche, zanzare,
cavallette, vespe, un’infinità, milioni di carapace che si sfregavano gli
uni contro gli altri, penetrandomi tra le vesti.
Untuosi vermi e putride larve si arrampicavano lungo le mie gambe, sicché
l’equilibrio venne meno, e il suolo accolse violentemente il mio volto.Durò
solo un istante, ma l’eternità che parve ai miei occhi basta ancora a farmi
raggelare il sangue…tra gli abiti, tra i capelli, nella mia bocca qualsiasi
cavità fosse loro disponibile ospitava tali immondi esseri, soffocando le
mie urla. Poi, così come apparve, la repellente nube scomparve, tornando da
dove era venuta, lasciandomi stordito al suolo.
Che sia verità o un sadico scherzo della mia mente, ottenebrata
dall’eccessivo sfruttamento, non so dirlo. Voglio tuttavia che serva da
ammonimento a voi tutti, oltre che da avvertimento. Così la mia coscienza
troverà pace, e voi troverete un riparo…forse.
Daelril
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